domenica 8 novembre 2009

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lunedì 12 ottobre 2009

REGALATI E REGALA IL LIBRO "IL TRAVAGLIATO TRAVAGLIO. LO STRANO CASO DI UN INFORMATORE DISINFORMATO"

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Antonella Randazzo

IL TRAVAGLIATO TRAVAGLIO
Lo strano caso di un informatore disinformato

Sono ormai in molti a parlare della disinformazione imperante nei nostri media di massa attuali. Il paradosso è che alcuni di coloro che ne parlano dai canali ufficiali coincidono con gli stessi disinformatori. E' ovvio, se queste persone stanno scrivendo o parlando da quei canali, potrebbero essere proprio loro ad informare correttamente, dicendo tutte le cose importanti che i cittadini devono sapere. E invece non lo fanno.
Questo libro tratta proprio questo paradosso, prendendo a pretesto un personaggio che ha guadagnato molta fiducia da parte delle folle, e che dichiara di essere "indipendente" pur lavorando in molti canali ufficiali.
Le prove che i giornalisti accreditati dal sistema siano reticenti su molti argomenti fondamentali sono tante, e il libro ne mette in evidenza diverse.
Qual è la differenza fra informazione e propaganda?
La prima non può ignorare il terreno storico, politico o economico su cui si incentra la notizia, mentre la seconda trae forza dall’ignorarlo. Infatti, scopo della propaganda è quello di attrarre l’attenzione su questioni particolari o su informazioni parziali, prive del nucleo che consentirebbe una vera comprensione. Più cresce l’ignoranza verso la Storia, la politica e l’economia e maggiore efficacia ci sarà nella propaganda.
La professione giornalistica, in un sistema basato sulla manipolazione mediatica delle opinioni, è senza dubbio assai importante.
Travaglio è uno scrittore e giornalista che è riuscito ad avere molta popolarità e a suscitare molta fiducia. Egli ha scritto diversi libri su Silvio Berlusconi e su altri personaggi che include nella “casta”. Per questo suo filone di cronaca giudiziaria con riferimento a fatti legati all’antimafia e alla corruzione, si è guadagnato molta simpatia, in un paese afflitto ormai da molto tempo dalla corruzione politica e dall’oppressione mafiosa.
Ma andando oltre la facciata delle cronache giudiziarie fornite da Travaglio, si può tristemente scoprire un mondo assai lontano dal desiderio di onestà e di “pulizia” morale auspicato dai suoi fans. Si scopre un insospettabile mondo di opportunismo, faziosità e disinformazione, in cui le cronache giudiziarie assumono una funzione catartica e illusoria, impedendo una vera chiarezza informativa sul sistema, e i conseguenti passi per cambiarlo veramente.
Ovviamente non abbiamo nulla di personale contro un personaggio che nel complesso appare simpatico e divertente, ma occorre capire come egli incarna il tipo di giornalista in voga negli ultimi decenni, in un contesto attanagliato dall’assenza di una vera informazione.

Negli ultimi anni i veri giornalisti indipendenti e le testate davvero scomode hanno subito molte vessazioni: faticano a trovare inserzionisti per la pubblicità, non ricevono finanziamenti pubblici, sono marginalizzati nella distribuzione e nelle edicole. Sono come vasi di coccio fra vasi di ferro. I mass media non spiegano bene questa situazione e non si fa capire che i finanziamenti all’editoria vengono dati soprattutto alle testate più grandi e a quelle di partito, al contrario di ciò che dovrebbe essere, dato che dovrebbero servire ad aiutare i più piccoli per garantire il pluralismo.
Questo libro si pone l’obbiettivo di portare alla luce alcune caratteristiche proprie dell’informazione mediatica attuale, attraverso un personaggio molto apprezzato anche in ambienti culturali, che negli ultimi tempi ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti.
Prendendo a pretesto un giornalista molto popolare come Travaglio, che si spaccia per indipendente, faremo un viaggio verso i tabù dell’informazione, toccando argomenti come il signoraggio bancario, l’11 settembre, le scie chimiche, la questione di Israele, i “poteri forti” che creano la “casta”, la mafia e il sistema di corruzione dei partiti.
Capire i meccanismi di manipolazione mediatica è fondamentale dato che il controllo mediatico può creare consenso o dissenso. Potrebbe avere addirittura il potere di spingere ad agire contro i propri interessi.
Capire questi meccanismi significa oggi poter rivendicare quella democrazia tanto decantata quanto impedita.

INDICE DEL LIBRO

INTRODUZIONE ........................................... 5

CAPITOLO I - La scomparsa dei (suoi) fatti 25

Par. I. 1 - Querele e denunce...................34

Par. I. 2 - Il maestro............................... 63

CAPITOLO II - Quello che non si può dire 73

Par. II. 1 - Chi crea la casta?..................157

Par. II. 2 - La questione d’Israele............171

CAPITOLO III – Amici e nemici..................208

Par. III. 1 - Contro chi e a favore di chi?...211

Par. III. 2 - Come Berlusconi diventò il babau
della sinistra............................................244

BIBLIOGRAFIA..........................................267


ALCUNE DOMANDE A CUI IL LIBRO RISPONDE: Perché Travaglio non può considerarsi così indipendente come dice di essere?
Perché Di Pietro e Grillo, a cui Travaglio si è aggregato, non sono degni di fiducia?
Come funziona veramente il nostro sistema politico?
Cosa sono i "poteri forti" che creano la "casta" e che Travaglio, nella sua "informazione", ignora?
Cos'è stato davvero l'11 settembre?
Che scopi ha il terrorismo occidentale?
Qual è la verità sulla questione palestinese?
Perché ai grandi banchieri è concesso un potere enorme?

Antonella Randazzo si è laureata in Filosofia all’Università di Pavia, città nella quale ha insegnato. Si occupa da tempo di Storia Moderna e Contemporanea, Scienze dell’Educazione e Diritti Umani.
Ha vinto il Premio Ibiskos con il saggio "Se il futuro è nero. L'Africa che nessuno racconta" (di prossima pubblicazione), in cui analizza le caratteristiche più significative del colonialismo e del neocolonialismo, nel tentativo di trarre una maggiore comprensione dei problemi dell'Africa di oggi. Nel 2006 ha scritto il libro "Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943", (Kaos Edizioni), e nel 2007 pubblica il volume "La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa" (Zambon Editore). Con l'editore Leone Verde pubblica il libro di pedagogia "Bambini psico-programmati. Essere consapevoli dell'influenza della pubblicità, della TV, dei videogiochi".
Da alcuni anni si occupa anche di giornalismo d'inchiesta, con particolare riferimento alle violazioni dei diritti umani.
Attualmente vive a Milano, dove continua la sua ricerca e cura il blog http://lanuovaenergia.blogspot.com/.

COME ACQUISTARE IL LIBRO: Per acquistare il libro occorre scrivere all'indirizzo e-mail
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REGALATI E REGALA LA NUOVA EDIZIONE DEL LIBRO "DITTATURE. LA STORIA OCCULTATA"

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ANTONELLA RANDAZZO

DITTATURE
La Storia Occultata

Quante domande la Storia ufficiale lascia senza risposta: chi pagava le armi dei poverissimi rivoluzionari russi? Chi rese forte in pochi anni la Germania di Hitler? Perché molti ebrei non furono salvati nemmeno quando chiesero asilo agli ebrei nei territori dell'attuale Israele? Cos'è veramente la globalizzazione? Chi paga le guerre africane? Quali sono le vere ragioni che costringono migliaia di persone a fuggire dal loro Paese rischiando la morte? Perché l'Occidente, che si professa evoluto e scientificamente avanzato, non è capace di salvare molti esseri umani dalla morte per fame?
La convinzione che i fatti storici siano quasi sempre imprevedibili perché soggetti ai capricci della natura umana, appare oggi eccessivamente ingenua e semplicistica. Ritenere che la Storia sia frutto di eventi in gran parte immodificabili o giustificabili ci induce a credere che i crimini che in essa avvengono siano inevitabili. Questo libro prova che non è così.
Esistono insospettabili responsabili, che hanno potere di vita o di morte. Queste persone agiscono in maniera disumana, provocando sofferenza e morte a milioni di persone. Ciò nonostante, non pagano affatto per i loro crimini. Non appaiono nemmeno come criminali, perché si nascondono grazie al potere mediatico.
La Storia deve far luce sui fatti, sfidando paure e illusioni. Le nostre conoscenze sugli eventi storici aumentano col passare del tempo, e oggi sono emerse così tante contraddizioni con le vecchie interpretazioni della realtà storica che abbiamo soltanto due possibilità di scelta: o far finta di niente e cercare di non capire né pensare ai crimini che avvengono in molte parti del mondo, oppure possiamo chiederci il perché ci troviamo in un mondo in cui vengono commessi così tanti crimini. Se scegliamo la seconda strada dobbiamo andare a fondo e capire il vero significato delle guerre, della povertà e dei crimini: ossia capire chi trae vantaggio da tutto questo, chi sono le persone che possiedono il potere di determinare queste realtà. Seguendo l'indicazione di Seneca "chi ottiene il vantaggio più grande da un crimine è il maggiore indiziato" è possibile trovare i veri responsabili. E noi abbiamo molto più che indizi…

INDICE DEL LIBRO

INTRODUZIONE..............................................7

CAPITOLO I – Totalitarismi e dittature ……19
-Totalitarismo e sterminio
-Capitalismo totalitario
-Il potere delle banche
-L’élite e i suoi club di potere
-Il Bilderberg
-La Commissione Trilaterale
-Il potere dei media

CAPITOLO II - Ideologie e dittatori …........105
-Massacri ideologici in Cina

CAPITOLO III – I Presidenti americani ..…..195
-Guerre di aggressione e la filosofia del bombardamento
-Altri crimini degli ultimi tre presidenti:
-George Walker Herbert Bush
-William Jefferson Clinton
-George Walker Bush
-La teoria della superiorità W.A.S.P.

CAPITOLO IV – Dittature in Europa .………….287
-La truffa di Norimberga
-Mussolini e altri mostri
-I capi di governo inglesi
-Benjamin Disraeli
-George David Lloyd
-Winston Leonard Spencer Churchill
-Margaret Hilda Thatcher
-Anthony Charles Lynton Blair
-La Regina inglese
-L’islamofobia e i crimini contro il popolo palestinese

CAPITOLO V – Gli umani contro i mostri........409
-Patrice Emeri Lumumba
-Giacomo Matteotti
-Enrico Mattei
-Rigoberta Menchú Tum
-Aung San Suu Kyi

CONCLUSIONI.............................................460

BIBLIOGRAFIA.............................................465


ALCUNI DEGLI ARGOMENTI TRATTATI NEL LIBRO:
Terrorismo delle autorità occidentali nel Terzo mondo.
Controllo dell'informazione e della Storia.
Associazioni esclusive dei personaggi appartenenti al gruppo di potere.
Eventi storici riguardanti il "comunismo reale" in Russia e in Cina.
Ruolo dei dittatori di ieri e di oggi.
Il totalitarismo moderno.
La vera natura del sistema attuale.
Le famiglie che hanno creato il sistema e che lo controllano.
Come opera il sistema di potere attuale per garantirsi la sopravvivenza.
Come alcune persone hanno lottato per un mondo migliore.

Antonella Randazzo si è laureata in Filosofia all’Università di Pavia, città nella quale ha insegnato. Si occupa da tempo di Storia Moderna e Contemporanea, Scienze dell’Educazione e Diritti Umani.
Ha vinto il Premio Ibiskos con il saggio "Se il futuro è nero. L'Africa che nessuno racconta" (di prossima pubblicazione), in cui analizza le caratteristiche più significative del colonialismo e del neocolonialismo, nel tentativo di trarre una maggiore comprensione dei problemi dell'Africa di oggi. Nel 2006 ha scritto il libro "Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943", (Kaos Edizioni), e nel 2007 pubblica il volume "La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa" (Zambon Editore). Con l'editore Leone Verde pubblica il libro di pedagogia "Bambini psico-programmati. Essere consapevoli dell'influenza della pubblicità, della TV, dei videogiochi".
Da alcuni anni si occupa anche di giornalismo d'inchiesta, con particolare riferimento alle violazioni dei diritti umani.
Attualmente vive a Milano, dove continua la sua ricerca e cura il blog http://lanuovaenergia.blogspot.com/.

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giovedì 6 novembre 2008

ANNUNCIO

“Tutto scorre” diceva Eraclito. Quello che non scorre è statico e destinato a diventare stagnante.
Ciò vuol dire che ogni cosa deve nascere e scorrere fluidamente, a tal punto da modificarsi. E’ il caso anche di questo blog che “scorrerà” verso un nuovo blog chiamato Nuova Energia:
http://lanuovaenergia.blogspot.com/

Il nuovo blog tratterà, oltre agli argomenti qui trattati, anche altri argomenti come:

- cosa significa veramente il detto socratico “conosci te stesso”;
- l’importanza dell’arte;
- come godersi la vita anziché diventare nevrotici, drogati o violenti;
- l’eresia dei tempi moderni;
- cos’è la “gabbia di massa” e come uscirne;
- i sudditi contemporanei;
- le “primedonne” dei mass media;

e moltissimi altri argomenti che riguardano la psicologia sociale, l’autoconoscenza e la crescita interiore. Ovviamente, l’obiettivo non è quello di convincere qualcuno di qualcosa, ma di condividere le nostre riflessioni e conoscenze, partendo dall’assunto che non esiste la verità, ma esistono le verità.
Questi sviluppi sono dovuti al fatto che io non ho mai inteso la mia ricerca storico-sociale come fine a se stessa, oppure come sfogo alla rabbia o sterile ricerca di un colpevole, ma come un modo per conoscere meglio me stessa e la realtà in cui vivo.
La vera cultura si distingue da quella di “massa” perché ha come fine principale la crescita degli esseri umani, e mai il profitto, il narcisismo o l’esigenza di proteggere un sistema.
Nel nuovo blog potranno essere pubblicati materiali (articoli e video) di altri autori, su vari argomenti. Anche gli stessi lettori potranno segnalare materiali particolarmente interessanti e di qualità.
L'appuntamento è dunque sul nuovo blog!
Grazie a tutti e a presto
Antonella Randazzo

venerdì 31 ottobre 2008

Quello che è successo a piazza Navona

Hanno cercato di politicizzare la protesta per indurre i giovani a scontrarsi e hanno fatto entrare nella piazza un furgoncino carico di spranghe foderate col tricolore. Un gruppo non ben identificato (potrebbe anche trattarsi di elementi appartenenti alle "forze dell'ordine") ha iniziato gli scontri, per dare licenza alla polizia di intervenire, e affinché i media potessero parlare delle violenze anziché del fatto che i giovani iniziano a scocciarsi di un sistema che li priva sempre più dei loro minimi diritti, e protestano con grande civiltà.

martedì 28 ottobre 2008

MA QUALE CRISI?

Di Antonella Randazzo


Ormai da tanti giorni i titoli dei giornali gridano alla “crisi finanziaria”. Ovunque si parla di questo, e si fanno congetture su quello che potrà accadere o di come “salvare” il salvabile. E’ stata creata una generale situazione di allarme, alzando il livello emotivo e seminando paura.
In realtà occorre chiedersi se realmente quello che sta succedendo rappresenta per noi tutti una “crisi”. In fondo cosa sta accadendo? Il sistema finanziario, che sappiamo essere radicalmente iniquo e truffaldino, sta mostrando le sue falle.
Ma questo è un male o un bene?
Adesso mi direte “ma sei impazzita? E’ ovvio che è un male se rischiamo tutti di perdere i nostri soldi!”
E io replico: ma quali soldi? Nel contesto attuale non esiste denaro come valore ma soltanto come mezzo di dominio. Infatti, le nostre banconote, come ormai molti sanno, non sono altro che debito verso le banche che le stampano e fanno pagare pezzi di carta come avessero valore nominale più gli interessi. Gran parte dei nostri guadagni serve a pagare questo debito.

La domanda è: il fallimento delle banche e la crisi finanziaria potrebbero rappresentare per i popoli la possibilità di uscire dall’asservimento?
Negli ultimi secoli ci sono state diverse occasioni per abbattere il sistema, ma a causa della paura del cambiamento non sono state colte.
Sono gli stessi banchieri, in una certa misura (non sono infallibili), a provocare o rendere possibili le crisi, sia attraverso il meccanismo “immettere o sottrarre banconote dal mercato”, sia attraverso il sistema delle bolle speculative. Occorre notare che le crisi possono persino servire a provocare affezione al sistema, attraverso la paura del cambiamento.
Nel 1929, i banchieri fecero aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati. L'aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A metà del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A questo punto, i banchieri avevano tutto l'interesse a provocare la crisi. Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni (negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non avrebbero più potuto pagare i debiti.
L'aumento o il ribasso azionario sono dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa.
Nell'ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano i pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi. Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune di esse si suicidarono.
La truffa del crollo del 1929 era stata ben compresa da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l'8 febbraio del 1928 aveva scritto nel suo diario: "Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione".(1) I banchieri avevano agito in modo da bloccare l'economia, e questo si sarebbe riversato anche sul mercato borsistico. Sarebbe inevitabilmente scoppiata una grave crisi, che si ebbe il 29 ottobre del 1929.

Cosa accadde dopo?
Accadde che milioni di lavoratori rimasti senza denaro e senza lavoro si sollevarono, ma non furono in grado di cogliere l’occasione per occupare le fabbriche confiscate dai banchieri o per non riconoscere più il vecchio sistema finanziario che si era rivelato truffaldino.
Alcuni però si resero conto dell’opportunità, e stavano per organizzarsi in modo da abbattere il vecchio sistema, ma a quel punto intervenne lo stesso presidente, che si mostrò pronto ad offrire lui la via d’uscita. A quel punto, si rivelava più comodo e rassicurante continuare a riconoscere la “protezione” delle autorità piuttosto che lavorare arduamente per demolire il potere dell’èlite.

Il presidente americano Franklin Delano Roosevelt dette vita, nel 1933, al New Deal. Il nuovo corso mirava ad approvare una serie di leggi a tutela del lavoratore dell'industria e sullo stato sociale. Per la prima volta nella storia degli Usa, il governo interveniva nella vita economica e sociale del paese, a favore delle classi inferiori. Furono approvate leggi come il National Recoveru Act, che comprendeva la legge sul risanamento industriale, in cui veniva determinato l’orario di lavoro, il salario minimo e la lotta contro il lavoro nero.
In tal modo Roosevelt salvò il sistema, a costo di riconoscere alcuni diritti ai lavoratori, che sarebbero stati smantellati a partire dagli anni Ottanta dai successivi presidenti.

L’incapacità di cambiare costò ai popoli una durissima guerra, in cui i soliti personaggi si dettero da fare per accrescere ulteriormente il loro potere e la loro ricchezza, a danno delle popolazioni che continuavano a cercare la soluzione alle crisi nel sistema stesso che le aveva create.
Come molti sanno, le guerre mondiali hanno modificato profondamente la società dei paesi europei, decretando il trionfo di una ristretta élite economico-finanziaria, l’unica che ha ottenuto enormi vantaggi, concentrando ulteriormente il potere nelle sue mani. Le classi medie, come quelle povere, hanno perso potere e ricchezza, e sono state indotte a dipendere dalle decisioni prese dai governi, che diverranno sempre più lo specchio del potere dell’élite.

Ormai sappiamo che il sistema bancario, la Borsa e il sistema detto "capitalistico" hanno al loro interno aspetti paradossali, che siamo indotti ad accettare come "normali" o "essenziali". Sappiamo che i cosiddetti organismi di "vigilanza" o di "controllo", sono una truffa, in quanto lo stesso gruppo di persone è al contempo controllore e controllato. Le stesse persone che hanno il dominio finanziario si “travestono” da autorità che “tutelano” interessi collettivi.
Capiamo che si tratta di una messinscena, architettata in modo tale da far credere alle persone ciò che esse sono abituate a credere: che l'attuale sistema sia voluto dal popolo, sia a servizio del popolo, o comunque l'unico possibile.
Dobbiamo ricordare che sono le grandi banche ad avere nelle loro mani il potere speculativo della Borsa. Almeno il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani di tre grandi banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs. La Borsa è un sistema senza alcuna logica: è come una luce ad intermittenza irregolare, che pur essendo controllata dall'alto, dà l'illusione di potere anche a molti operatori e agenti. Fa parte del gioco, come anche il far credere che ci sia una logica di base o delle regole. In realtà la Borsa non ha regole certe, e le azioni non sono collegate alla situazione delle società a cui si riferiscono, né ad altri parametri chiari. Credere di avere potere investendo in Borsa è come credere che i banchieri siano a servizio della gente e vogliano condividere con tutti il potere. Certo, qualcuno può guadagnarci, e anche questo fa parte del gioco.
Ricordiamo anche che, come molti sanno, la Federal Reserve è formata da un gruppo di banche private controllate da personaggi come i Rothschild, i Rockefeller, i Morgan e i Warburg. Quando un banchiere muore o va in pensione, il potere viene ereditato dalla generazione successiva, in tal modo questo ristretto gruppo di famiglie esercita potere da diversi secoli.
Queste persone hanno il potere di impoverire qualsiasi area del pianeta, facendo crollare la valuta o sottraendo il denaro circolante. Ciò è avvenuto in Argentina, in Messico, nel sud-est asiatico e in molti altri paesi, con l’appoggio di personaggi che si curano di far eleggere.
Nel 1991 il presidente argentino Carlos Menem attuò riforme economiche devastanti, che peggiorarono la situazione già drammatica del paese. Egli prometteva al popolo importanti cambiamenti, mentre in segreto si accordava con Washington per continuare le devastazioni economiche. Nel 1991, verrà addirittura inserita nella carta costituzionale, la parità di cambio tra il peso ed il dollaro, che favorirà un'economia basata sulle importazioni. La situazione economica si aggravò ulteriormente, e si arricchirono soltanto i pochi che avevano investito all'estero. Washington dette al governo argentino miliardi di dollari, per indurlo ad attuare altre riforme favorevoli all'élite. Il progetto era quello di far crollare l'intero sistema economico-finanziario argentino. Menem continuò a fare il doppio gioco, illudendo il popolo argentino di poter accrescere la ricchezza del paese attraverso la privatizzazione delle aziende pubbliche e la deregulation in numerosi settori, per attrarre gli investitori stranieri. In realtà, egli stava attuando riforme che avrebbero messo il paese nelle mani dell'élite americana. Le riforme, imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, prevedevano il taglio della spesa pubblica e il licenziamento di migliaia di persone. Il debito estero raddoppiò, la povertà e la disoccupazione aumentarono, e la classe media venne cancellata. A metà degli anni Novanta, nacque il movimento dei piqueteros (disoccupati), che lottava per il lavoro, suscitando molti consensi popolari. I piqueteros rendevano visibili le persone costrette a rimanere ai margini del mondo del lavoro, che erano aumentate a dismisura in seguito alle riforme del Fmi.
Nel 1999 fu eletto Fernando De La Rua, che promise di lottare contro la corruzione e di processare i vecchi esponenti delle dittature militari. In realtà, egli si mostrava disposto a riprendere le politiche del precedente governo, e a questo scopo, chiamò al governo l'ex ministro menemista Domingo Cavallo, e altri sostenitori della linea neoliberista, che continuarono a privatizzare e fecero tagli a stipendi e pensioni.
Seguendo la linea imposta dal Fmi, il peso argentino fu svalutato del 70% rispetto al dollaro. Tutto fu privatizzato, anche i servizi (gas, telefono, trasporti, acqua, ecc.). I prezzi aumentarono del 42% e oltre 170 mila lavoratori furono licenziati. Cavallo tagliò gli stipendi e le pensioni del 13%, e attuò riforme che fecero crollare il consumo, le produzioni industriali e le esportazioni.
Le riforme del Fmi avevano messo l'intera economia argentina nelle mani di privati stranieri, che non avevano alcun interesse a rispettare le esigenze della popolazione, e ancora meno desideravano sacrificare facili profitti per i diritti dei lavoratori. Si ebbero tagli drastici alle spese sociali e ai sussidi a favore dell'agricoltura e dell'industria.
Nell'agosto del 2001, il Fmi fece aumentare il debito pubblico (che era stato congelato), da 8 a 14 miliardi di dollari. Nel dicembre dello stesso anno, Cavallo impose il congelamento dei depositi bancari, che impedì ai comuni cittadini di ritirare dalle banche i risparmi, mentre i grandi speculatori nazionali e internazionali avevano ritirato di colpo tutti gli investimenti. Anche le numerose corporation transnazionali, che prima avevano investito in Argentina, improvvisamente ritirarono la valuta e si rifugiarono altrove, lasciando il paese nel caos. Il New York Times scrisse che erano stati prelevati dalle banche "100 milioni di dollari al giorno".(2)
Dal gennaio 2001, 30.000 negozi furono costretti a chiudere, e la povertà salì al 49%. Il “Los Angeles Times”, calcolò che l'élite argentina fece sparire 106 miliardi di dollari, nascondendoli nei paradisi fiscali esteri, e 30 miliardi di dollari furono investiti in titoli “intoccabili”, mentre il denaro della classe media veniva gravemente svalutato e congelato. Migliaia di risparmiatori si riversarono davanti alle banche gridando "dateci i nostri soldi". La classe media, improvvisamente, dovette diventare cosciente che il sistema non tutelava i diritti fondamentali, e che i cittadini argentini avrebbero dovuto organizzarsi autonomamente per rimettere in sesto il paese. Milioni di persone del ceto medio rimasero senza nemmeno la possibilità di sfamarsi, e si aggiunsero ai milioni di poveri già presenti nel paese. Per quasi tre anni il popolo argentino protestò con blocchi stradali, scioperi, proteste e occupazioni, e venne quotidianamente represso dalle forze dell'ordine.
La sera del 19 dicembre 2001, De La Rua annunciò il crollo, e per tre giorni si ebbero disordini ovunque. Gli argentini chiedevano di riavere il loro denaro, e che fossero perseguiti i responsabili del saccheggio del paese.
Le repressioni governative provocarono 40 morti e 2000 feriti, e 40.000 persone vennero arrestate. Il 20 dicembre, la Plaza de Mayo divenne un campo di battaglia, in cui i poliziotti pestavano e sparavano.
Il Fmi, pur essendo il maggiore responsabile del collasso argentino, si considerò estraneo al disastro, e spacciò le strategie per saccheggiare il paese come "un programma che poteva essere sostenuto economicamente e politicamente".(3) Le autorità della Bm e del Fmi cambiarono la versione dei fatti, per far apparire che avevano cercato di aiutare il paese ma non vi erano riusciti, nascondendo che proprio le loro "riforme" avevano causato la bancarotta.

Ma la crisi argentina non fu soltanto un disastro: molti lavoratori si accorsero che poteva essere un’opportunità per cambiare il sistema, almeno parzialmente. Il popolo si sollevò e cacciò ben tre presidenti (Fernando De la Rua, Federico Ramón Puerta, Adolfo Rodriguez Saà). Si formarono assemblee popolari, sulla base del modello di democrazia diretta, che portarono verso l'autogestione delle fabbriche abbandonate dai proprietari. Oltre 200 fabbriche furono occupate e rimesse in funzione. Gli operai pianificarono la creazione di cooperative, avviando una lotta per l'espropriazione e la statalizzazione delle fabbriche autogestite.
L'occupazione della prima fabbrica, la Yaguanè (surgelazione), si ebbe nel 1996, seguì nel 1998 l'Impa (industria di imballaggi e carta di alluminio) e nel 2000, 90 operai metalmeccanici della Gip formarono una cooperativa e presero possesso dell'azienda. Dopo il 2001 si ebbero oltre 1000 industrie fallite, e i lavoratori presero possesso di alcune di esse. Nel 2001 furono autogestite la Zanon (fabbrica di ceramiche) di Neuquen e la Brukman (tessile) di Buenos Aires, che i vecchi proprietari avevano abbandonato. La Zanon e altre fabbriche diventarono un esempio di successo del sistema dell'autogestione.
Oggi circa 170 aziende sono gestite da 10.000 operai, che hanno creato un assetto privo di gerarchie. In tal modo molti sprechi sono stati eliminati, in quanto, con il vecchio patronato, almeno il 65-70% dei guadagni costituivano il reddito dei dirigenti e dei proprietari.
Per tutelare il nuovo assetto, continuamente minacciato dall’èlite, si è formato il Movimento Nazionale delle Imprese Occupate (Mner), che chiede l'estensione dell'Articolo 17 della Costituzione, che prevede le espropriazioni per "interesse pubblico". Secondo il Mner, anche espropriare un'azienda per creare occupazione significa operare per l'interesse pubblico.
I cittadini argentini si sono riappropriati di parte delle risorse del paese, dopo le devastazioni del Fmi. Oltre alle industrie, anche supermercati, miniere, case editrici ecc., abbandonati dai vecchi proprietari, sono stati rilevati dai lavoratori e rimessi in sesto. La lotta per riappropriarsi del proprio paese è anche una lotta per cancellare un passato fatto di ingiustizie e crimini. Racconta Raúl Godoy, segretario del Sindacato Ceramista di Neuquen: "Questa fabbrica (la Zanon) fu inaugurata nell'80, in piena dittatura. E come furono i mondiali, così anche queste grandi inaugurazioni contribuirono a far sì che il silenzio sulle morti, sui sequestri, sulla desaparecion continuasse impunito.... Ed oggi, a un anno dall'occupazione dell'impianto, posso dire con gioia che la fabbrica è inaugurata di nuovo, stavolta dalle Madri di Plaza de Mayo.... ed è una fabbrica nuova, una fabbrica degli operai, e delle Madri."(4)

I lavoratori che autogestiscono le fabbriche, le miniere ecc., hanno l'appoggio di quasi tutta la popolazione, compresi professori universitari e studenti. Per tutti gli argentini si tratta di far rinascere il paese da una devastazione colossale, architettata dall'élite statunitense per saccheggiare il paese. Il futuro dell'Argentina è affidato ai lavoratori, e alla loro capacità di autodeterminarsi. Si può considerare tutto questo come una rivoluzione pacifica, che determina un nuovo modo di intendere il lavoro e la proprietà. I lavoratori argentini, gestendo direttamente le fabbriche, stabilendo regole retributive eque e liberandosi del controllo dei "padroni", hanno generato un assetto realmente democratico.
Nel gennaio del 2002, diventò presidente Eduardo Duhalde, che cercò di sganciare il peso argentino dal dollaro, in seguito alla svalutazione del 300% della valuta argentina, che aveva trascinato il paese verso l'iperinflazione.
Il 25 maggio del 2003 fu eletto presidente Nestor Kirchner, che iniziò da subito una grande campagna contro la corruzione nell'amministrazione pubblica. Egli promise al popolo di essere disposto a contrastare gli obblighi imposti dal Fmi per difendere i diritti della popolazione argentina.

Il caso dell’Argentina è soltanto un esempio di come una crisi possa generare desiderio di libertà e rinuncia all’asservimento. Gli argentini capirono quello che era avvenuto: la responsabilità dei banchieri nel provocare la crisi e nel trarne profitto.
Accettare il principio di autorità nel settore finanziario ci ha resi schiavi di un ristretto gruppo di personaggi. Questi personaggi sanno che il loro potere si basa sulla nostra creduloneria, ovvero sulla disponibilità a credere che la moneta sia coniata nell’interesse di tutti, che l'economia abbia "cicli naturali" o che la Borsa dipenda da fattori completamente non prevedibili e non sia controllata da nessuno.

In parole semplici, l'accettazione psicologica appare fondamentale per mantenere il sistema, e addirittura le “crisi” possono rafforzare tale accettazione, provocando il vuoto che appare prima di un radicale cambiamento.
I banchieri si valgono di esperti in materie psicologiche e sociologiche, e sanno che le crisi sono utili quando una certa quantità di persone comprende la loro truffa e cercano il modo di uscirne.

Ovviamente, arriverà prima o poi la crisi definitiva che spazzerà l’attuale sistema di potere, Ma essa non potrà avvenire prima di una totale presa di coscienza delle popolazioni e dell’acquisizione di un forte senso di responsabilità necessario alla libertà.
Si dovrà comprendere che ogni “crisi” del sistema è vantaggiosa per i popoli.
Il problema è che i popoli temono di creare un sistema che li veda sovrani, perché pensano di dover dipendere dall’esterno e di non essere in grado di reggersi da soli. Se così non fosse non esisterebbe di certo un sistema finanziario basato sul nulla, e controllato da pochi personaggi, che agiscono come una banda di pericolosi gangster.

Forse occorre chiedersi come superare la gabbia di massa, che ci imprigiona a tal punto che anche quando le sbarre si allentano gridiamo di paura. Occorre chiedersi in cosa crediamo realmente: se nella libertà che esige responsabilità e rischio, o nell’asservimento, che è dovuto alla paura e al senso di impotenza.
Cosa sono le banche per noi? Siamo sicuri di non poter fare a meno dei banchieri attuali? Siamo sicuri che il fallimento delle banche non possa essere un’opportunità per rivoluzionare il sistema finanziario? Certo, questo richiederebbe un impegno e un senso di responsabilità che i popoli non si sono mai assunti prima d’ora (tranne casi sporadici), ma è certo che prima o poi un sistema fondato sulla truffa crollerà. E' dal nostro cambiamento che potrà derivare un cambiamento della realtà, e non saranno certo Berlusconi o Veltroni a dirci come demolire l’attuale regime.

I cambiamenti potrebbero essere già iniziati, grazie alla presa di coscienza di alcuni, e saranno irreversibili. Nel mondo molte persone vogliono uscire dal sistema. Questo è reale, anche se non vi verrà detto al telegiornale.
Arriverà il momento in cui ci sarà il crollo definitivo, prepariamoci per questo, superando ogni paura e credendo fermamente che il peggio sarà passato proprio nel momento del crollo.
Non dobbiamo più cedere il nostro potere ad autorità esterne, perché possiamo essere responsabili del nostro benessere, della nostra felicità e creare un sistema che non sia a servizio del profitto ma del bene collettivo. Possiamo iniziare sin da adesso a non essere più motivati dalla paura.
Non bisogna per forza avere uno spirito temerario e rivoluzionario per accogliere con favore le novità, che in apparenza potranno sembrare sgradevoli. Pensiamo a cosa hanno fatto negli ultimi secoli le grandi famiglie stegocratiche: guerre, povertà, fame e sofferenze di vario genere ed entità; due terzi degli abitanti del pianeta costretti a vivere in grave miseria, milioni di lavoratori-schiavi chiusi nelle industrie della Walt Disney, della Nike, della Coca Cola, ecc.; le mafie internazionali che estendono i loro affari sempre più in tutti i settori economici; la disoccupazione e il precariato lavorativo; l’inquinamento che aumenta a causa della resistenza ad applicare le nuove tecnologie energetiche; i sistemi politici sempre più basati sullo spettacolo e sulla corruzione, i media sempre più squallidi e degradanti, ecc.
Credete che rimpiangeremo qualcosa?


Articolo correlato “Psicologia della Finanza”
http://antonellarandazzo.blogspot.com/2007/11/psicologia-della-finanza-parte-i-le.html



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NOTE

1) Moreau Emile, Memorie di un governatore della Banca di Francia, Cariplo-Laterza, Roma-Bari 1986. www.centrostudimonetari.org
2) New York Transfer, 24 Aprile 2002.
3) Intervista a Thomas Dawson, responsabile delle relazioni esterne del Fondo Monetario Internazionale. http://italy.indymedia.org/news/2002/08/76632.php
4) http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_19896.html

domenica 26 ottobre 2008

LIBERALE IN PUBBLICO, OSCURANTISTA IN PRIVATO - I due volti di Marco Travaglio -

Di Antonella Randazzo


In questo articolo non si vuole denigrare nessuno, e tanto meno creare un clima di antagonismo.
Tuttavia, in seguito ad alcune mail ricevute da un attento e preparato lettore, mi sento in dovere di informare i lettori del blog su ciò che il giornalista Marco Travaglio scrive in privato. Essendo Travaglio un personaggio pubblico, che gode della fiducia di molte persone, credo sia un dovere dare maggiori informazioni su questo personaggio. Ciò risulta importante perché egli sembra essere una sorta di Giano Bifronte, ovvero un personaggio profondamente ambiguo: tanto gentile e liberale in pubblico, quanto scortese e intollerante in privato, specie quando l’interlocutore gli fa notare le sue contraddizioni.
Per rispetto della privacy del lettore, lo chiamerò con lo pseudonimo di “Mario Bianchi”. Ovviamente, sono in grado di provare l’esistenza delle mail originali.
Tutto prese inizio nel luglio scorso, quando, in seguito alla pubblicazione del mio articolo “Castronerie varie” (http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/castronerie-varie.html), Bianchi mi inviò una mail in cui scriveva:

Gentile signora
ho molto apprezzato e La ringrazio per il Suo articolo pur essendo un costante lettore di Travaglio e condivisore di molte sue denuncie civili e politiche (…)
Al piacere di leggerla le invio, unitamente alla mia stima, i piu'cordiali saluti.
Mario Bianchi

Qualche giorno dopo ricevetti, sempre dallo stesso Bianchi, un'altra mail che diceva:

Gentile signora,
voglio informarla che in successive corrispondenze con Travaglio a proposito dei Suoi scritti, mi è giunta inaspettata dalla stesso Travaglio la seguente affermazione:
“quelli di destra sono contro Israele e a favore dei palestinesi”.
Una grande cultura in affari internazionali!
I piu'cordiali saluti.
Mario Bianchi

Al che risposi:

Gentile Mario Bianchi,
grazie per l'informazione.
Lo scorso anno mi è capitato di sentire con le mie orecchie frasi dette da Travaglio che mostravano davvero parecchia ignoranza circa la situazione palestinese e lo Stato d'Israele.
D'altra parte, egli sa bene che non gli sarà richiesto di trattare tali argomenti, specie in modo storicamente corretto.
Cordiali saluti
Antonella Randazzo

Mario Bianchi rispose:

Gentile signora,
La ringrazio per il riscontro e preciso che la
questione è nata da un mio invito a Travaglio di approfondire la politica internazionale invitandolo a leggere per esempio il Suo Blog rammentandogli che il mondo non è fatto di soli processi a Berlusconi. Mi ha risposto che non ha bisogno di tali consigli e che alla questione ci pensa lui che pensa "diametralmente all'opposto della signora Randazzo".
Cordiali saluti
Mario Bianchi

A questo punto, dato che Travaglio aveva fatto un preciso riferimento a me, e che cercava di spacciare le mie denunce per “opinioni”, la questione si faceva alquanto sgradevole. Così risposi al lettore:

Gentile Mario Bianchi.
se ha modo di parlargli ancora, chieda a Travaglio se evitare di dire verità che un'altra persona dice significa essere "all'opposto" di quella persona o piuttosto essere disposti a scendere a compromessi per continuare a lavorare all'interno di un sistema criminale che esige che non si dica tutta la verità.
E' davvero troppo comodo per personaggi del genere dire "non la penso così", quando sanno benissimo il motivo per cui non dicono certe cose. Si chiama corruzione anche questo.
Cordiali saluti
Antonella Randazzo

La risposta fu:

Gentile signora,
abbiamo chiuso il rapporto epistolare perché l'ho
definito estremista di destra e lui si è offeso.
Cordialmente.

In un momento di rabbia, Mario Bianchi aveva dato a Travaglio dell’ignorante, e quest’ultimo aveva così risposto:

“ignorante lo dica a qualcun altro. Israele è un paese democratico, come non lo è nessun paese arabo, e nemmeno la sedicente autorità palestinese, che vota elezioni truccate e poi sfocia immediatamente in guerra civile per bande. la prego, visto il suo tono arrogante, di non disturbarmi mai più sulla mia mail privata. stia bene”.
mt

In poche parole, Travaglio ritiene che le autorità israeliane siano superiori agli arabi, che i trucchi elettorali siano prerogativa dei paesi arabi (sarebbero assenti nei paesi “democratici”), e che lo "spirito bellicistico" sia caratteristica degli arabi. Evidentemente ignora persino i noti brogli che hanno permesso l’elezione di Bush junior. Senza contare la possibilità di provare l’esistenza di numerosi trucchi e brogli in molti paesi controllati dagli stegocrati, e di come questi ultimi siano esperti nell'organizzare guerre.

Bianchi fece notare che perlomeno egli non era preparato sulla questione mediorientale, al che Travaglio rispose:

“sono informatissimo su israele e dintorni, grazie, non dubiti. solo, la penso all'opposto di lei. quando i palestinesi e i paesi arabi raggiungeranno i livelli di democrazia di israele, ci risentiremo, se saremo ancora vivi.
stia bene”.
mt

Il punto è: Travaglio si spaccia per una sorta di paladino dell’informazione e della giustizia, denunciando la disinformazione imperante e la corruzione di politici e imprenditori. Ma la verità è ben diversa: egli è attento soprattutto alla sua immagine pubblica e alla carriera, e cerca appoggi politici, essendo pronto a scendere a compromessi per arrivare ai suoi scopi. Questo spiega perché egli è gentile e sorridente con chi gli fa i complimenti o gli chiede di scrivere la dedica sul suo libro, ma diventa arrogante e maleducato con chi gli chiede conto delle sue "lacune" e contraddizioni.
Travaglio è pronto a definire “opinione” il massacro di migliaia di palestinesi, e a chiudere scortesemente ogni comunicazione con chi non è d’accordo con lui.
Concludo con una breve lettera aperta a Travaglio:

Caro Marco,
fino a quando porterai avanti questa sceneggiata? E non dire “sono fatti miei”, se volevi che le persone non si interessassero a quello che dici e non scrivessero alla tua "mail privata", anziché il giornalista avresti dovuto fare l’impiegato o il fruttivendolo.
Non avresti di certo guadagnato quello che guadagni oggi, ma almeno avresti salvato la faccia.
Migliaia di morti innocenti, donne, vecchi e bambini, sono per te una questione di “opinioni”. E’ davvero troppo comodo appoggiare o cercare di insabbiare i crimini del gruppo dominante e al contempo volersi spacciare per paladino della verità e della giustizia. Questo è semplicemente immorale. Non dimentichiamo che chi non denuncia i crimini diventa complice dei criminali.
Pensi di dover continuare ad approfittare del fatto che la TV (dove appari come un giornalista serio, paladino della verità) è seguita da milioni di persone, mentre i siti di informazione indipendente (dove sei smascherato) sono seguiti soltanto da poche migliaia di persone?
E’ questa le legge dei media di massa: pochi saranno informati correttamente e moltissimi saranno disinformati.
Pensi che durerà in eterno un sistema basato sul crimine e sull’inganno? E pensi che possa essere plausibile far carriera e guadagni occultando la verità del sistema? Nel tuo caso, rispetto ai giornalisti di regime come Bruno Vespa, le cose sono assai più gravi perché tu, come Grillo, cerchi di ingannare chi ha capito cos’è realmente il sistema attuale. E non si tratta di gridare “al complotto” o di aver manie di persecuzione. Se ti prendi la briga di leggere qualche articolo dei grandi scrittori e giornalisti indipendenti, come ad esempio John Pilger o William Blum, potrai capire che a questo mondo non esistono soltanto i reati commessi da Berlusconi & C. ma c’è molto di più. Non basta dire: "non sono ignorante sul Medio Oriente", occorre provarlo nei fatti. Se non sbaglio proprio tu hai denunciato allarmato la "scomparsa dei fatti". Alludevi anche a te stesso?
Informati prima di informare, altrimenti la tua informazione sarà gravemente lacunosa.
Cordialmente
Antonella Randazzo




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